La storia di Abriola: il comune lucano che ha attraversato secoli e casate

Se vi trovate in Basilicata, nei dintorni delle Dolomiti lucane, magari tra i più conosciuti comuni di Pietrapertosa e Castelmezzano, vale la pena di fare una deviazione. Dirigetevi verso Abriola, un comune di poco più di 1300 abitanti con una storia tutta da raccontare.

Vi raccontiamo Abriola e la sua storia antica
Vi raccontiamo Abriola e la sua storia antica

Dagli arabi ai longobardi, di casata in casata

Ve ne accorgerete subito sia dai resti delle mura di cinta che dall’imponente torre quadrangolare: Abriola ha avuto origini arabe. Per quanto incerti sulla sua fondazione, non c’è dubbio che nel IX secolo i Saraceni arrivati in gran parte del sud della penisola, occuparono Abriola rendendola una cittadella fortificata. Due secoli dopo, i saraceni la cedettero ai longobardi provenienti dal nord che le diedero il nome attuale derivante dalla parola “briola” che significava “luogo di caccia di un conte longobardo”.

Anche in questo caso, la conferma viene da una prova tangibile: l’attuale stemma di Abriola che riporta un cinghiale (simbolo, appunto, della caccia) una quercia (che solitamente rappresenta la forza e il potere) e le tre creste rocciose su cui si erge. Inoltre, camminando per le stradine del centro storico, è tuttora evidente che Abriola abbia avuto l’impronta di un insediamento medievale. Nel XII secolo, Abriola diventa feudo del principato normanno di Taranto che cadde solo nel 1465 sotto il dominio degli aragonesi. Da quel momento in poi, Abriola passerà di casata in casata, dalla famiglia D’Orange-Nassau, di origine olandese, ai napoletani Caracciolo per arrivare ai Federici.

La distruzione per mano brigante

Coi Federici, la storia di Abriola in un certo senso tornò al punto di partenza, perché questa casata della Valle Camonica aveva proprio origini longobarde! Il palazzo baronale di cui ancora oggi si conservano alcuni resti sulla più alta delle tre cime del paese era proprio della famiglia Federici. Purtroppo, però, non li aspettava il migliore dei destini: il palazzo fu distrutto da quello che viene definito uno dei più efferati episodi di brigantaggio della storia, nel 1809. La famiglia Federici venne sterminata, il palazzo quasi raso al suolo e il villaggio saccheggiato dalla banda dei briganti del tremendo “Scozzettino”.

Possiamo dire che Abriola fu vittima della sua collocazione geografica, perché le scorribande erano difficili da scongiurare in un paese “sul cucuzzolo” di una montagna, difficile da accedere, ma altrettanto da liberare. Quella stessa conformazione che ora, invece, permette ad Abriola di attirare sempre più turisti!

Una storia religiosa

Buona parte della storia di Abriola passa attraversa il culto cattolico e le sue chiese. Una su tutte la Chiesa Madre dedicata a San Valentino, patrono di Abriola, edificata nel Duecento e ricostruita parzialmente nel Settecento. La parte più importante è proprio la facciata con la Porta di San Valentino, caratterizzata da venti formelle raffiguranti episodi della vita del santo. Il valore storico e artistico di Abriola passa anche attraverso le opere di immenso valore custodite nei suoi luoghi di culto, Nella chiesa madre, infatti troviamo due sculture lignee, una raffigurante la Madonna col Bambino e risalente al XV secolo, l’altra del ‘700 in rappresentanza proprio di San Valentino, ma anche una tela dipinta ad olio da Giovanni De Gregorio detto il Pietrafesa e un’altra di Francesco Maugieri.

Tuttavia, gli artisti più famosi a cui Abriola abbia dato i natali sono Giovanni e Girolamo Todisco, pittori attivi tra il Cinquecento e il Seicento e le cui opere sono visitabili sia al Santuario di Monteforte che alla Chiesa dell’Annunziata. Nel primo, meta di pellegrinaggio, si trova il più antico dei loro affreschi, dedicato al Cristo pantocratore. La Chiesa dell’Annunziata, invece, ne custodisce ben 36 metri quadri, e grazie ad una recente iniziativa del 2011 queste opere sono parte di un museo virtuale interattivo che permette ai visitatori di fruirne anche in 3D.

Tra ruderi e luoghi sacri, questa piccola perla circondata dal Parco dell’Appennino Lucano vi aspetta per scrivere una nuova pagina della sua storia!

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