Brienza: una perla lucana

Tra Campania e Basilicata si nasconde un antico borgo tutto da scoprire: la città di Brienza. Con le sue strade strette e ripide, tra vetuste architetture militari e religiose, il centro storico di Brienza è …

Brienza

Tra Campania e Basilicata si nasconde un antico borgo tutto da scoprire: la città di Brienza.

Con le sue strade strette e ripide, tra vetuste architetture militari e religiose, il centro storico di Brienza è senza dubbio uno degli antichi borghi medioevali più importanti e meglio conservati del meridione.

E’ inoltre parte del Parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, del quale offre degli spettacolari scorci panoramici, grazie alla sua posizione elevata (713 metri s.l.m.) dalla quale domina la valle del torrente Pergola.

Infine i Burgentini, gli abitanti di Brienza, come da tradizione del mezzogiorno Italiano sono persone accoglienti, orgogliose (a ragione) delle proprie specialità gastronomiche, della propria città e dei suoi cittadini più illustri, a cominciare dal giurista e patriota Francesco Mario Pagano, che proprio qui ebbe i suoi natali.

Brienza
Brienza

Le origini

Il nome Brienza deriva da quello latino di Burgentia (da cui il nome degli abitanti, i sopracitati burgentini), che potrebbe indicare un’origine longobarda, dato che la radice germanica burg, presente anche nel moderno tedesco ed etimo del termine italiano “borgo”, a indicare un luogo fortificato.

Ed infatti il fulcro del paese sembra essere proprio il suo castello, la fortificazione attorno alla quale Brienza si sviluppa a partire dal nono secolo. Sebbene l’imponente maniero sia effettivamente la base di sviluppo urbanistico, l’insediamento da cui nasce Brienza è più antico del suo castello: il monastero di San Giacomo sembra essere stato eretto già nel settimo secolo, mentre la chiesa di San Martino, la più antica di Brienza fu costruita tra il settimo e l’ottavo secolo.

Da queste misteriose origini altomedioevali la storia del paese prosegue fino al giorno d’oggi; sebbene, complici i terremoti del 1857 e soprattutto del 1980, il borgo antico sia disabitato, questo bellissimo paese è ad oggi un comune italiano che conta più di 3800 abitanti

Brienza e le sue bellezze storiche sono oggi al centro di un importante progetto di restauro e riqualifica, che dovrebbe portare alla creazione del “Parco monumentale e culturale del borgo medievale del Castello Caracciolo di Brienza antica”, per il consolidamento, il restauro e la valorizzazione di tutta l’area vincolata, nell’ambito di un più ambizioso progetto per “Brienza città d’arte”

Brienza con il suo castello
Il castello

Il borgo e castello Caracciolo

Il buonsenso, oltre agli spazi ristretti di un borgo medioevale, impone che la visita al centro storico di Brienza si svolga a piedi, partendo da “il chiazzino”. Si tratta della principale porta d’ingresso al borgo, la più importante e la meglio conservata.

Da lì si prosegue in salita, in un ginepraio di stretti vicoli e anguste abitazioni scavate nella roccia. Brienza antica si sviluppa a cerchi concentrici sempre più piccoli man mano che si risale il pendio, alla cui sommità è posto castello Caracciolo, fulcro di questo sviluppo centripeto abbarbicato alla collina.

Gli edifici sono addossati l’uno all’altro secondo un modello urbanistico longobardo, atto a rendere il borgo di Brienza più difendibile da possibili attacchi.

Per questo camminando per i vicoli del paese tra strettoie, archi ed antri spettrali si può avere la sensazione di trovarsi in un luogo dove il tempo si è fermato, incastonato nella roccia in cui Brienza è stata scavata.

Una magia interrotta solo dai ruderi sull’altro versante del colle, quelli dei rioni ormai andati persi per il disuso e i terremoti che perseguitano la zona. Le parti ormai perdute sono Torricella, san Martino, San Sebastiano, Via Nuova, San Nicola e Santa Elisabetta.

San Martino conserva ancora le mura della sua chiesa, la più antica del borgo, alla quale è d’obbligo fare una visita, anche per osservare la torre di guardia, posta più a valle.

La chiesa di San Martino
La chiesa di San Martino

Il castello Caracciolo

Il castello Caracciolo di Brienza si impone sulla valle del torrente Pergola, che scorre al di sotto dello sperone di roccia su cui la fortificazione è stata costruita.

Le origini della struttura sembrano essere del periodo Angioino, come sembrano testimoniare il mastio e la torre semicircolare che rompe la linea uniforme della cinta muraria. La tradizione locale vuole che il castello di Brienza avesse ben 365 stanze, una per ogni giorno dell’anno.

Il nome del castello di Brienza, Caracciolo, si deve alla famiglia omonima, che ottenne il feudo e si insediò a Brienza nel quindicesimo secolo. La famiglia Caracciolo si legò dunque a Brienza e vi portò stabilità fino al 1857, anno in cui morì Maria Giulia Caracciolo, ultima discendente della casata nobiliare.

I Caracciolo portarono lustro al feudo burgentino; in particolare si ricorda la figura di Lettiero Caracciolo, forse l’ultimo vero feudatario di Brienza, che nel 1788 rifondò il “Monte del S.S. Rosario di Brienza”, ente benefico a favore dei burgentini meno abbienti, istituì la scuola per i bambini di ogni ceto e favorì il fiorire delle arti all’interno del borgo.

Con la fine della famiglia Caracciolo a metà del 19° secolo, il castello di Brienza iniziò il suo declino, con vari passaggi di proprietà e la spogliazione di ogni bene in esso conservato. A questo si aggiunsero i danni dei vari terremoti, non ultimo quello dell’Irpinia del 1980 che portò al crollo della parete est e di quella Sud.

Ad oggi proseguono i lavori di restauro che hanno già prodotto buoni risultati: le pavimentazioni originali di diversi ambienti sono tornate alla luce, così come alcune statue sono state recuperate e dislocate nel municipio di Brienza in attesa di essere restaurate. Il Borgo antico di Brienza e il castello Caracciolo sono inoltre la sede, nei periodi caldi, di numerose rievocazioni storiche. 

Il castello di Brienza
Il castello di Brienza

Dama Bianca di Brienza e il tesoro nascosto

La tradizione locale di Brienza ci tramanda una storia molto suggestiva riguardante il castello Caracciolo e il borgo antico di Brienza. Leggenda vuole che nel trecento vivesse al castello una bellissima donna di nome Bianca. La dama viveva nel più esagerato lusso, tanto da indossare abiti fatti solo da gioielli alle numerose feste e serate organizzate al castello.

Secondo questa storia la ricchissima dama di Brienza custodiva il suo tesoro in una stanza segreta di castello Caracciolo (che sarebbe stata dunque la 366° del maniero) di cui solo lei e la sua fedele ancella conoscevano l’ubicazione.

La dama Bianca

La storia di dama Bianca di Brienza ebbe, vuole la tradizione, un triste epilogo: durante un viaggio in nave diretto ad Amantea, ella e il suo seguito (e quindi anche l’ancella) furono rapiti dai pirati e condotti ad Algeri, dove un dignitario arabo si invaghì di Bianca e la acquistò per farne la propria favorita.

Bianca quindi non tornò più a Brienza, né lo fece la sua ancella, lasciando così le uniche persone a conoscere la reale ubicazione del tesoro per sempre lontane dal castello. Il tesoro di Bianca resta quindi tutt’ora nascosto, da qualche parte a Brienza, pronto per essere ritrovato da uno scaltro cacciatore di tesori, o da parte di un fortunato visitatore.

L’arte religiosa

Brienza può vantare la presenza di architetture religiose erette durante tutta la sua storia plurisecolare, a partire dalla chiesa di San Martino, purtroppo oggi ridotta ad un rudere. Vi segnaliamo qui le quattro più importanti strutture da visitare

La Chiesa dell’Annunziata

Si tratta di una Chiesa ad unica navata, impreziosita dalla volta affrescata ,con l’immagine di Gesù Cristo e dei quattro Evangelisti. Costruita a partire dal 1571 ad opera dell’architetto Cafaro Pignoloso di Cava dei Tirreni.

I Due altari laterali in marmo appartenevano alla famiglia Caracciolo, signori di Brienza, come si può notare dagli stemmi nobiliari impressivi. Sull’altare principale è posto un dipinto su tavola, raffigurante la Deposizione.

Fra le opere un pulpito ligneo del 1735, creato dall’artista Antonio la Sala, con confessionale sottostante, oltre al coro a 29 stalli posto dietro all’altare maggiore.

La chiesa dell'Annunziata di Brienza
La chiesa dell’Annunziata di Brienza

Chiesa Madre di Santa Maria Assunta di Brienza

La Chiesa Madre dell’Assunta si trova poco distante dal castello di Brienza. Gli storici fanno risalire la sua costruzione verso la fine del nono secolo; tuttavia la struttura venne fortemente rimaneggiata in seguito ai danni dovuti ai terremoti, in particolare a quelli del 1761 e del 1857.

Terminata nel dodicesimo secolo, presenta una linea sobria, con l’interno a tre navate, sebbene probabilmente fosse ad una sola navata come la chiesa dell’annunziata di Brienza. L’altare maggiore si presenta bicromo in virtù delle sue decorazioni in oro. Un secondo altare, datato 1729, si trova nella navata sinistra ed è impreziosito da un paliotto dai motivi floreali.

Il coro è ligneo ed è risalente al 1769, e comprende ben 38 stalli. Anche qui è presente lo stemma dei Caracciolo, impresso sulla fonte battesimale.

Chiesa Madre di Santa Maria Assunta
Chiesa Madre di Santa Maria Assunta

Chiesa di San Michele dei Greci

La cappella di S. Michele Arcangelo di Brienza è comunemente soprannominata “dei greci” in quanto adibita al rito ortodosso. La chiesa è ad unica navata e presenta un solo altare. Da vedere lo splendido ciclo di affreschi al suo interno, del qual purtroppo non è ancora stato possibile dare un’attribuzione certa.

Il santuario del santissimo crocifisso del sacro monte

Il santuario del SS Crocifisso di Brienza si trova a monte del paese; la tradizione ne fa risalire la costruzione al 1237, anche se studi più moderni hanno indicato una datazione non più antica del 17° secolo. Questo santuario è una costruzione di modeste dimensioni, ad unica navata. Oltre ad alcuni affreschi del ‘700, la grande attrattiva del santuario di Brienza è la posizione geografica, che permette di dominare l’intera valle del Menandro, garantendo uno splendido panorama della zona, totalmente immersa nei boschi del parco.

La tradizione gastronomica di Brienza

Circondata da un ragguardevole patrimonio naturalistico, Brienza offre la possibilità di gustare piatti di selvaggina come il cinghiale, la lepre, la quaglia e la beccaccia. Sui due ruscelli che attraversano la zona si può praticare la pesca di trote e baffi.

Importantissimo il famoso tartufo nero di Brienza, noto come “nero uncinato”, e il porcino di Brienza, il “testa nera”, per via del caratteristico cappello di colore scuro.

Il tartufo nero di Brienza è l’ingrediente principale di un prodotto caseario di spicco come la scamorza al tartufo. Brienza produce inoltre mozzarelle, provoloni, toma, caciocavalli e ricotta di altissima qualità.

Il tartufo nero uncinato di Brienza
Il tartufo nero uncinato

Brienza è il luogo tipico dove trovare due insaccati tipici, lo spicchj’nzan, che rassomiglia vagamente ad uno speck in forma di insaccato, e il p’zzent ossia “il pezzente”, un insaccato fresco a base di frattaglie, cotiche e carni selezionate, da mangiare cotto e che può essere una valida alternativa allo Zampone.

Brienza è inoltre parte dell’area produttiva ad indicazione geografica protetta della salsiccia lucanica di Picerno.

Infine Brienza è nota per la produzione artigianale di vari tipi di paste, come i cavatelli, le orecchiette, le lagane, i ravioli, le sigarette e i fusilli, in genere serviti assieme a dei sughi di carne con un pizzico di ricotta salata, ma anche con i porcini o il tartufo.

Una perla da tutta da scoprire

Una visita a Brienza non può quindi mancare in un tour della zona. Non mancano strutture alberghiere nel circostante e Brienza è il luogo ideale per delle visite brevi di un paio di giorni o di un fine settimana.

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