Garaguso: un antico borgo tutto da scoprire

Cosa fare a Garaguso.

Garaguso, antico borgo da scoprire

Nel cuore della Basilicata, in provincia di Matera, capitale europea della cultura 2019, si erge arroccato su un’altura rocciosa il paese di Garaguso. Come altri borghi di questa regione, Garaguso è un piccolo centro abitato popolato da poco più di mille anime. Il nome non susciterà particolari associazioni: probabilmente, il paese in questione non è abbastanza noto. Tuttavia, è molto facile apprezzare Garaguso, se lo si conosce fino in fondo. Semplicemente mettendo in evidenza tutte le peculiarità che lo caratterizzano e facendo leva, così, sul turismo, il borgo potrebbe rivivere sotto una nuova luce.

Certamente, non si tratterebbe di un turismo di massa o mondano, bensì di un turismo dai ritmi lenti, alla riscoperta di tradizioni antiche, sapori rurali e di nuovi rapporti e contatti con la natura e i paesaggi. Garaguso, infatti, vanta un passato ricco di storia e la bellezza di un centro storico ben curato e arricchito da testimonianze artistiche non trascurabili. Inoltre, porta avanti e protegge tradizioni e sapori antichi. Infine, ha una posizione che permette di godere appieno delle bellezze naturalistiche della regione, con tutte le attività connesse. Vediamo, dunque, nel dettaglio, cosa si può fare in visita a Garaguso.

La storia di Garaguso

Diamo uno sguardo alla storia di questo antico borgo. Sembra che Garaguso sia stato abitato sin dall’antichità, in particolare in epoca preistorica. Inoltre, è verosimile che popolazioni provenienti da Metaponto, dunque di origine ellenica, abbiano frequentato il borgo, intorno al V secolo a.C. Ne è testimonianza il ritrovamento di un tempietto in marmo greco, chiamato “tempio della Dea di Garaguso” (probabilmente Persefone) che riproduce una cella con una figura femminile seduta. Altri ritrovamenti di stampo ellenico portano a pensare che Garaguso possa essere stato luogo di incontro tra la civiltà enotria, stabilita nell’entroterra, e quella ellenica della costa.

Nel Medioevo, il borgo subì influenze normanne, mentre intorno al Mille venne annesso alla Diocesi di Tricarico. Agli inizi del 1300, gli Angiò donarono i territori di Garaguso al Signore di Racale. In seguito, tali territori furono feudo di diversi feudatari, tra cui i Revertera, al cui nome Garaguso è legato storicamente, artisticamente e anche, infine, da un punto di vista leggendario. Nel 1861 il paese fu tappa dei fuggiaschi briganti di Carmine Crocco, che in seguito raggiunsero Grassano.

Monumenti di interesse artistico

Strettamente connesse alla storia, sono le testimonianze artistiche che è possibile visitare proseguendo lungo i viottoli del centro abitato.

Palazzo Revertera

Partiamo dal palazzo Revertera. È stato il centro da cui è partita la ricostruzione del borgo a seguito del terremoto del 1694. Si tratta di un palazzo fatto costruire dal duca Revertera a scopo venatorio, dato che, nei dintorni di Garaguso, la fitta vegetazione e la ricca e variegata fauna selvatica consentivano una intensa attività di caccia. Il palazzo Revertera fu costruito su una formazione dolomitica nella parte più alta del paese. A pianta rettangolare, si snoda su più livelli e in parte è scavato nella roccia. La facciata è molto semplice ed è adornata da un portale con lo stemma della famiglia. Oggi, il Palazzo è allestito come luogo museale, che ospita il Museo iconografico della arti venatorie, organizzato secondo un percorso attraverso la memoria culturale del paese.

Si narra che, proprio in questo palazzo, sia avvenuto un fatto inquietante. Nel 1718, durante i festeggiamenti per la nascita di Francesco Maria, figlio del duca Vincenzo e di sua moglie Eleonora, il bambino fu rapito e mai più ritrovato. Un pianto lungo e insistente interruppe la festa e sembra che questo pianto sia ancora oggi udibile nelle giornate in cui nei pressi del palazzo soffia il vento di maestrale.

Intorno a questa leggenda, i cittadini hanno organizzato di recente, con il supporto e la promozione dell’amministrazione comunale e il patrocinio della regione Basilicata, la prima edizione della sfilata storica del Duca dei Revertera. Sono stati riprodotti fedelmente gli abiti dell’epoca ed è stata messa in scena la leggenda della scomparsa del bambino.

Palazzo Revertera di Garaguso
Palazzo Revertera di Garaguso

Palazzo Moles

Molto interessante è anche Palazzo Moles. Si tratta di palazzo risalente al 1700, che apparteneva alla nobile famiglia dei Moles, discendenti del Generale dell’Armada Spagnola Francisco Moles. Inizialmente, il palazzo era una residenza di caccia, distribuita su un solo livello. In seguito, la residenza è diventata una vera e propria abitazione, ubicata su diversi livelli, con cantine e stalle. Il palazzo è attualmente disponibile per feste, eventi o per un soggiorno privato.

La particolarità di questa residenza è che risulta profondamente evocativa della storia di Garaguso. Al suo interno, infatti, sono visibili e visitabili luoghi e scenari che dal 1700 in poi hanno fatto la storia del paese: una storia fatta di attacchi di briganti, saccheggi di cantine, impiccagioni, ma anche della grande umanità del medico Vito Moles, che abitò il palazzo fino alla sua morte, avvenuta negli anni ’40 del Novecento. Molti ambienti sono rimasti immutati nel tempo: per esempio, il portale, le antiche scale in pietra, ma anche la terrazza e il salone, che ricordano le feste nelle quali i Moles erano soliti riunirsi.

Antico portale di Palazzo Moles
Dettaglio di Palazzo Moles.

Altri monumenti

Altro importante monumento presente a Garaguso è la chiesa madre di San Nicola di Myra, risalente al XVIII secolo. La chiesa è stata, infatti, costruita sulle rovine di un tempio preesistente, crollato con il terremoto del 1694. È costituita da due navate e ad essa sono stati annessi in seguito altri ambienti, come la canonica e il campanile. Al suo interno sono conservate opere di un certo rilievo, come diversi dipinti, tra cui il più importante è quello raffigurante Maria Regina, San Vincenzo Ferreri, Sant’Antonio, San Nicola di Myra e un frate, forse l’autore stesso del dipinto, ovvero Deodato da Tolve. Sono, inoltre, presenti una Pietà risalente al 1500, la statua e un braccio-reliquiario di San Gaudenzio, patrono di Garaguso, che si festeggia il 14 agosto.

Un borgo circondato dalla natura

Veniamo poi alle bellezze naturali e paesaggistiche che circondano Garaguso.

Paesaggi e parchi

Garaguso sorge su una sponda del torrente Salandrella ed è circondato dai boschi del confinante Parco di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane. Qui si organizzano gite, escursioni a piedi o a cavallo, si può fare trekking. Sono presenti all’interno del Parco numerosi sentieri e tanti corsi d’acqua, anche di carattere stagionale. Si possono ammirare una rigogliosa flora, tra cui cerri ad alto fusto di enormi dimensioni, e una diversificata fauna, tra cui una importante presenza di volatili che attira tanti appassionati di birdwatching. Le Dolomiti Lucane dominano il paesaggio del Parco, con le loro guglie e i profili associati a figure come l’aquila reale, la civetta, la grande madre.

Singolari sono senz’altro i Sabbioni di Garaguso, una grande falesia di colore dorato, affacciata sulla Salandrella, sulla cui sommità si erge il paese.

I Sabbioni di Garaguso sono una grande falesia dorata su cui si erge il borgo.
I Sabbioni di Garaguso.

Altre attrazioni

Garaguso è anche da sempre legato al culto dell’acqua, grazie al già citato torrente Salandrella, che scorre nei pressi del paese. Ancora oggi è possibile visitare la vecchia sorgente dell’Alaternosa, sulle sponde del torrente, nel bosco, e godere della sua ottima acqua sorgiva. Un tempo, tale sorgente alimentava la fontana della piazza principale del paese, sormontata dalla statua in bronzo della dea Cerere (chiamata “Maria Gaetana”), con falce e fascio di spighe.

Interessante è anche l’uliveto dei Revertera, che vanta numerose piante secolari e monumentali.

Garaguso da assaporare

Infine, Garaguso è conosciuto per i sapori della tradizione, per un turismo gastronomico che trasporta dritti indietro nel tempo. Non soltanto offre prodotti tipici, quali olio extravergine d’oliva, miele, salumi e insaccati prodotti in loco secondo antiche tradizioni, formaggi per lo più caprini; molto apprezzato sono anche i piatti della tradizione locale, come “a pàstural”, agnello insaporito con verdure, erbe, aromi e peperoncino, cotto a fuoco lento. L’ospitalità diffusa, in formula bed&breakfast, consente di vivere e assaporare pienamente la vita lenta alla riscoperta di questo antico borgo.

Lascia un commento