Dove i crinali di Matera si allungano verso Tricarico per scrivere una pagina di storia naturale della Basilicata, Calciano offre una veduta capace di richiamare le suggestioni del capoluogo riconosciuto patrimonio UNESCO.
Calciano può sembrare infatti una piccola Matera, con la sua forma allungata sull’altopiano ai piedi dell’antica fortezza chiamata “u’castidd”, risalente al Mille e probabilmente sorta su un antico monastero bizantino. Le origini di Calciano e degli insediamenti di questa parte della Basilicata si leggono anche nella chiesa della Rocca, architettura normanna di natura monastica del XIII secolo.

Calciano, con Il paese di sopra ed il paese di mezzo
Proprio come a Matera, la popolazione ha lasciato i caratteristici locali scavati nei sassi per trasferirsi nella parte alta dell’abitato e godere di spazi più salubri. Ancora oggi si legge la divisione in tre parti, il “paese di sopra” e il “paese di mezzo” sono separati dal “muraglione”. La Tempa è la parte a monte del borgo, mentre la parte bassa è quella ormai abbandonata. Nella parte alta di Calciano le case si raccolgono intorno alla sagoma della chiesa di San Giovanni Battista, edificata nel XVI secolo probabilmente sulla chiesa della SS. Serra. Al suo interno si conservano un crocifisso in rame di stile bizantino, una scultura dell’Annunziata di Nicola Pisano e un trittico di Bartolomeo da Pistoia datato 1503 e raffigurante la Vergine col Bambino tra san Giovanni Battista e San Nicola da Bari.
Dal punto di vista paesaggistico, in una pozione del territorio di Calciano si sviluppa il Sentiero n. 703 del Parco delle Piccole Dolomiti Lucane. Con un tracciato di circa 14 Km, conduce alla frazione Cappella Cognato lungo la strada che, partendo dal tratturo regio, sale da Calciano lasciando ammirare la Foresta di Cognato. Il pregio naturalistico si combina con le testimonianze della millenaria attività rurale. A Cappella Cognato, la chiesa della Rocca fu edificata sull’eremo di San Guglielmo da Vercelli, risalente all’XI secolo. Il così detto “Sentiero degli Austriaci” che si nota nei pressi, prende il nome dalla colonia di prigionieri della Prima Guerra Mondiale a cui fu imposta la lastricatura.

Calciano, ovvero Caucësciànë
Chiamata dai locali Caucësciànë, Calciano è un piccolissimo comune materano di meno di mille abitanti. E’ anche uno dei comuni italiani facenti parte dell’Associazione Nazionale delle Città del Miele, una rete di territori che danno origine e identità ai mieli italiani.
Il paese, facente parte della Comunità montana Medio Basento, sorge su una collina ed è considerato la porta del Parco Naturale di Gallipoli Cognato, data l’estrema vicinanza dall’area naturalistica protetta.

Un po’ di storia di Calciano
Sul territorio dell’attuale Calciano si trovano insediamenti preistorici e sembra che dal V secolo a.C. sia esistito un insediamento laddove sorge attualmente il paese, fino al 383 a.C., quando fu distrutto da un’alluvione.
La popolazione si iniziò ad organizzare intorno al castello e alla Chiesa della Beata Vergine Maria e cominciò a crescere fino all’alluvione del 1235 prima e al terremoto del 1248 poi, quando i cittadini si rifugiarono in casali vicini, mentre il territorio viene aggregato progressivamente al territorio di Tricarico.
Durante il XVI secolo, la popolazione erige la Chiesa Madre dedicata alla Beata Vergine Maria e il paese viene governato da diversi feudatari, fino a giungere ai De Leyra e nel 1606 ai Revertera. Partecipa alla rivolta nel periodo del brigantaggio. Nel 1861 le formazioni brigantesche di Carmine Crocco e del generale catalano José Borjes dopo aver messo a sacco Trivigno si diressero su Calciano che raggiunsero il 5 novembre 1861.
Così viene riportato nelle memorie di Crocco: «la mia banda occupò senza colpo ferire il piccolo villaggio di Calciano sulla destra del fiume Basento ove si moltiplicarono gli atti brutali senza riguardo a persone e cose. M’imbatto sulla pubblica via in una donna barbaramente trucidata e vedo tutto all’intorno innalzarsi un denso fumo, sono i miserabili casolari di quei coloni posti a fuoco dopo il saccheggio. Il paese è povero, ciò non pertanto impongo qualche piccola taglia e raccolgo denari».
Il sacco del paese è descritto anche da Borjès nel suo diario ove annotò alcuni particolari sul saccheggio: “Ci imbattiamo in otto guardie nazionali che inseguiamo fino a Caliciana (Calciano); là ci arrestiamo: è stato saccheggiato tutto, senza distinzione a realisti o a liberali in modo orribile: è stata anche assassinata una donna, e, a quanto mi dicono, tre o quattro contadini”.
Raccolto il bottino le bande proseguirono la loro marcia verso Potenza dirigendosi a Garaguso e Salandra che raggiunsero il 6 novembre 1861. Nel 1866 il capitano Blancuzzi da Calciano, della Guardia Nazionale, combatté nei boschi di questo territorio contro il brigantaggio e fece prigioniero il famoso brigante Francolino. Apparteneva alla banda del brigantaggio anche il celebre brigante calcianese Percoco, il quale fu ucciso nell’agro di Stigliano.
Nell’Ottocento il comune è stato unito a Garaguso ed Oliveto Lucano fino al 1913, quando raggiunge l’autonomia con legge 11 giugno n.699, e la popolazione, letteralmente cresciuta, sfiora i mille abitanti, per poi superare i 1500 nell’immediato secondo dopoguerra. Oggi, causa l’emigrazione, conta molti meno abitanti, circa 700.
Lo stemma di Calciano
Lo stemma raffigura due colli verdi adiacenti sormontati da un’aquila ad ali aperte, con capo cerchiato, sovrastata da stella dorata splendente a cinque punte. Il tutto racchiuso in uno scudo a sette lati con fondo azzurro sormontato da corona a nove torri.

Cosa vedere a Calciano?
- Chiesa della Rocca, di tipologia normanna, probabilmente è appartenuta ai monaci che un tempo la abitavano;

- Chiesa Matrice di San Giovanni Battista, la cui data di costruzione è incerta per mancanza di dati, è stata costruita sull’antica chiesa in onore di Maria SS. della Serra. In essa sono custoditi gli affreschi provenienti dalla Chiesa della Rocca, raffiguranti la Vergine, una Madonna col Bambino, alcuni Santi e l’Eterno Padre. Vi si trovano anche un crocifisso in rame di stile bizantino del ‘300 e una Sedia Presidenziale risalente al ‘700. Custodita in una grande teca l’Annunziata del 1300 dello scultore Nicola Pisano. Nell’abside è situato il prezioso Trittico olio su tavola del 1503 di Bartolomeo da Pistoia raffigurante la Madonna con il Bambino, San Nicola di Bari e San Giovanni Battista. Gelosamente custodito nella sacrestia un crocifisso di legno Policromo, opera scultorea dei Francescani meridionali tra il ‘500 ed il ‘600.

- Chiesa Maria SS. di Serra Cognato, fondata da S.Guglielmo si trova a Tremolo, a circa 10 km da Calciano.
- Paese di Pede: i resti del vecchio paese, comprendenti una fortificazione, la chiesa della Rocca e la cinta di Santa Caterina.
Cosa mangiare a Calciano?
Calciano non ha ristoranti, ma le feste popolari sono l’occasione per trovarsi in piazza e gustare le specialità locali offerte dagli abitanti. Il mese ideale è agosto, durante il quale ogni sera anima il paese.
In alternativa, le date sono quelle del 19 e 20 marzo (San Giuseppe), del 13 Giugno (San Antonio), del 7 e 8 settembre (San Rocco), Le pietanze sono basate sulla pastorizia e sui prodotti degli orti. Tra i primi si annoverano le lagane con fagioli e ceci e il trittico calcianese, composto da cavatelli, orecchiette e fusilli rigorosamente fatti a mano e conditi col “pezzente”, una salsiccia prodotta con gli scarti del maiale.
I Gnummridd consistono in involtini di agnello e capretto legati con budello e lasciati rosolare a lungo con erbe locali. U’ P’pdegn è la pannocchia cotta in acqua e sale e servita come contorno. La rafanata è la frittata cotta con il rafano e l’olio degli ulivi locali. Ai fagioli con la cotica si dedica una sagra in occasione della festa di Giuseppe.

Considerazioni su Calciano
A Calciano, così come per tanti paesini della Basilicata, o ci nasci o non riesci a stare per tanto tempo. Le persone del luogo emigrano perchè soffocano per questa stasi che sembra pervadere ogni angolo del paesino. Ma c’è una controtendenza negli ultimi anni: la gente inizia a riscoprire ed amare queste terre, così silenti, così ferme, tanto che molti abbandonano il caos e la frenesia delle grandi città e decidono di fare un gesto rivoluzionario: ripopolare questi paesini che hanno subito una fortissima emigrazione e un abbandono senza precedenti.
Se non sei un rivoluzionario e non vuoi sconvolgere la tua vita, ti suggerisco di passare almeno un weekend per dimenticare lo stress e lo smog cittadino ed immergerti in una realtà che sembra proiettata indietro di almeno cinquant’anni ma che in realtà è dietro l’angolo di casa, pronta per essere scoperta.


