La Storia di Barile

Alla scoperta del singolare paesino lucano attraverso 3 periodi storici: un viaggio interculturale alla scoperta del popolo Arbëreshë, sopravvivenze bizantine e una menzione d’onore nella storia del cinema.

Barile è un paesino situato tra le colline a nord della provincia di Potenza. Già il suo nome porta in sé un interrogativo, ovvero il fatto che esso derivi da Barrale o Barelium, nomi legati ai dazi pagati dai pastori sulle proprie greggi in età arcaica o se debba il suo nome dai barili di legno usati per conservare il vino e l’olio, prodotti rinomati di questa terra. Un barile è presente anche sullo stemma del paese a conferma di tale ipotesi.

la storia di barile
Le cantine di Barile

La storia di Barile tra pastori ed agricoltori

Già solo il suo nome ci racconta qualcosa di interessante: qualsiasi sia la sua interpretazione, infatti, possiamo dedurre che i suoi abitanti fossero dediti principalmente alla pastorizia e all’agricoltura. La storia di Barile potrebbe essere raccontata, attraverso questa guida de Il Mio Viaggio in Basilicata, partendo da 5 fasi fondamentali: dalla sua fondazione all’età moderna che andremo a scoprire insieme.

La Fondazione e il popolo Arbëreshë: la storia di Barile inizia qui

Alcune voci vorrebbero la fondazione del borgo intorno alla prima metà del 1300, ma le fonti storiche sembrerebbero smentire tale informazione. Quando nel 1477 e nel 1532 caddero la città albanese di Scutari e Corone vi fu un forte flusso migratorio albanese in tutto il Sud Italia dall’Abruzzo a scendere, e molti di questi si insediarono nella regione del Vulture in Lucania, la quinta di sei migrazioni che portarono la cultura albanese in molte parti del meridione.

Clefiti, Coronei Mainotti

Dove sorge l’attuale Barile si succedettero quattro diverse colonie Arbëreshë, nel corso di questo periodo storico: i Clefiti insediatisi nel territorio intorno al 1477, i Coronei arrivati nel 1534 i quali furono seguiti da una trentina di altre famiglie nel 1597 che si erano precedentemente insediate nella zona di Melfi costituendo di fatto la terza colonia. La quarta invece fu la colonia dei così detti Mainotti, provenienti appunto da Maina.

La rivolta di Maida

La popolazione greco-albanese della zona di Barile crebbe ulteriormente nel 1664 in seguito alla soppressione nel sangue da parte dei turchi di una rivolta scoppiata nella città di Maida. Molti abitanti si diedero alla fuga per raggiungere il nord della Lucania già popolato da loro connazionali. Nella zona si diffusero la lingua e la cultura Arbëreshë e con queste il cristianesimo aderente al rito bizantino, come le bellissime chiese di Barile testimoniano, eredità culturali tutt’ora vive e pulsanti in questa terra e non solo.

Tra instabilità Sociale e politica, personalità illustri e Brigantaggio

Il borgo di Barile visse in relativa tranquillità sotto i feudatari del Caracciolo di Torella durante il corso del 1700. La storia ci insegna però che spesso alla calma seguono acque più agitate. Nel 1799 con l’instaurazione della Repubblica di Napoli la zona di Barile fu inscritta nel Dipartimento del Bradano e il borgo fu costituito comune a forma di governo democraticopopolare, sciolta poco dopo dall’azione bellica del cardinale Fabrizio Ruffo.

Le grandi personalità di Caputo, Prete, Granata, Moro e Torelli

Nonostante ciò ricordiamo durante il periodo comunale la figura dell’attivista Nicola Caputo a sostegno dei moti repubblicani lucani. Seguì ulteriore scompiglio politico tra l’età napoleonica e la seconda restaurazione in cui non mancarono strette repressive e moti patriotici, Barile infatti diede i natali all’ex giacobino Giovanni Prete, membro della carboneria. Tra le personalità che vale la pena di citare in ambito culturale in questo segmento della storia a cavallo tra ‘700 e ‘800 sono senza dubbio il docente di teologia Michele Granata, l’avvocato penalista e teologo Domenico Moro e Antonio Torelli avvocato anch’egli ma con una spiccata passione per le lingue classiche. A lui si deve una celebre traduzione dell’Eneide.

Il terremoto del 1851

Nel 1851 ci fu un terribile terremoto che fece 105 vittime tra la popolazione di Barile e nel 1861 anche l’unità di Italia fu considerata una sorta di terremoto, dal momento che diede origine al fenomeno del brigantaggio: milizie meridionali che si opponevano alle forze sabaude di Vittorio Emanuele II, nel caso specifico di Barile una frangia filo borbonica.

Impossibile non citare i nomi dei briganti barilesi: Michele Volonnino e Teodoro Gioseffi (il Caporal Teodoro) appartenenti alla milizia di Carmine Crocco. Nel 1861 i briganti sotto il comando Luigi Romaniello ripiegarono su Barile dopo una ritirata dai bersaglieri, invadendola.

Contemporaneità, il sisma e la storia del grande cinema di Barile

I primi del ‘900 non furono certo un periodo facile per il piccolo borgo lucano che tra due guerre mondiali e la miseria e la distruzione che ne conseguono fu sconvolta anche, nel 1930, dal terremoto dell’Irpinia e del Vulture, situazione fortemente aggravata dall’aiuto pressoché inconsistente dato dal governo Fascista di appena 100 milioni di lire fornite per la ricostruzione dell’intera zona colpita, questo ritardò i tempi di ricostruzione.

Se si vuole vedere un lato positivo di questa catastrofica vicenda si può pensare al fatto che i morti furono solo lo 0,05 % della popolazione complessiva delle zone colpite dal sisma.

Il grande cinema Lucano: Il Vangelo Secondo Matteo

Passando ad argomenti certamente più allegri e positivi, sembra obbligatorio ricordare che Barile è entrata nella storia del cinema immortalata dalla macchina presa del regista Pier Paolo Pasolini. “Il Vangelo Secondo Matteo“, grande capolavoro del Maestro infatti si serve dei fondali naturali offerti dal paesaggio lucano con una particolare attenzione per la parte delle cantine di Barile, probabilmente per la somiglianza del paesaggio all’idea che il pubblico aveva dei luoghi in cui si svolsero i vangeli.

L’eredità di Pasolini

Molto probabilmente Pasolini, da grande amante delle realtà umili e contadine, vide diverse affinità concettuali, nel modo di condurre la vita e nel modo di pensare, tra il popolo lucano degli anni ’60 e la Palestina ai tempi Gesù Cristo, popolata da lavoratori della terra e persone dedite alla pastorizia.

Tale attenzione a questo aspetto è probabilmente dovuta al fatto che al regista del racconto interessavano prevalentemente gli aspetti terreni, legati alla quotidianità dei lavoratori più che all’aspetto ultraterreno e salvifico.

Un giorno della vita

L’avventura cinematografica barilese non si ferma però a questa illustre menzione perché in epoca più recente, nel 2011 il cineasta Giuseppe Papasso decide di girare il suo “Un giorno della vita“, sua opera prima proprio nel piccolo borgo di cui stiamo parlando. Per quanto meno illustre rispetto alla pellicola sopracitata, sembra il caso di segnalare questa pellicola ambientata nella Basilicata degli anni ’60 che racconta della passione per il cinema di un ragazzino di soli 12 anni. Passione fortemente ostacolata dalla figura paterna, un contadino padre e padrone che domina l’intera famiglia col pugno di ferro.

Oltre la storia, l’architettura

Entrambe le pellicole ci mostrano la ruralità e la durezza della storia di questa terra, tanto da generarne un vivido immaginario negli occhi e nella mente di chi ha la fortuna di ammirarle. Giunti finalmente ai giorni nostri passeggiando per Barile possiamo osservare le bellezze architettoniche religiose e non legate alla tradizione Arbëreshë come il Santuario della Madonna di Costantinopoli (Kriptja Shëmbriës Kostandinopullët) del XVII secolo, che custodisce al suo interno il dipinto bizantino del XV secolo raffigurante Nostra Signora di Costantinopoli, iconografia mariana tipica della tradizione legata al Rito Greco, o la Chiesa dei Santi Attanasio e Rocco (Klisha Shen Tanasit dhe Rrokut), edificata nel 1640, vere e proprie testimonianze del cristianesimo di Rito Greco che fu in vigore fino al XVII secolo. Per citare dell’architettura non religiosa può viene in mente la Fontana dello steccato che risale al 1713.

Vino ed olio lucano

A Barile potremmo inoltre ammirare il Parco urbano delle cantine, le già citate cantine, un complesso di 131 grotte scavate nella roccia vulcanica nelle quali ancora oggi si conserva il delizioso vino prodotto nelle vigne limitrofe al paese, l’Aglianico del Vulture DOC e DOCG.

Il vino non è sicuramente l’unico prodotto d’eccellenza che questa magnifica terra permette di produrre, una menzione speciale va sicuramente anche all’olio del Vulture che ha ottenuto la dicitura DOP nel 2005, da gustare magari su di un piatto di Tumact me tulez, ovvero delle tradizionali tagliatelle condite con mollica di pane, piatto dei giorni di festa originario del XV secolo che dona il nome all’omonima sagra istituita a partire dal 1997.

Feste sacre a Barile

Da non sottovalutare la possibilità di poter prendere parte alle festività del posto, quasi tutte legate a tradizioni religiose come: la “Sacra Rappresentazione” del Venerdì Santo, vale a dire una rappresentazione con personaggi in carne ed ossa della Via Crucis, il Martedì dopo Pentecoste, Festa Patronale della Madonna di Costantinopoli o il Falò di San Giuseppe ogni 19 marzo in concomitanza con la ricorrenza del santo.

La storia di Barile: tra asprezza e bellezze antiche

Per concludere che cosa si potrebbe aggiungere se non la speranza di aver raccontato una storia fatta di incontri tra popoli e culture? Spesso una storia aspra ma che ci ha lasciato tanta bellezza di cui godere, fatta di arte di ogni genere, dall’architettura al cinema, bellezze naturali dentro le quali perdere lo sguardo e la cultura del buon cibo che ci riporta all’arte dello stare bene a tavola.

Con la speranza inoltre che questa terra, così poco tenuta in considerazione come meta per le vacanze, possa essere riscoperta ed apprezzata da sempre più avventori ricordandoci sempre che ogni luogo può raccontarci una storia in grado di farci innamorare e scoprire piccole culture altre all’interno del nostro paese che crediamo ormai di conoscere alla perfezione.

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